Santa Domenica di Ricadi


Vai ai contenuti

Il mito nella storia

I Giganti (Il mito di Mata e Grifone)


Si narra che durante l'occupazione saracena (964-970 d.c.) , un gigante invasore , moro di carnagione,
Hassas Ibn-Hammar, sbarcò nella città di Messina e durante uno dei tanti saccheggi vede la bella "cammarota" Marta (in dialetto Matta o Mata), figlia di re Cosimo II re di Casteluccio. Il saraceno se ne innamorò e la chiese in sposa, ottenendo per risposta un rifiuto. I genitori nascosero Marta per evitare che fosse trovata, ma il gigante la rapì e la convinse a sposarlo. Pare che Marta riuscì a convincere Hassan alla conversione al cristianesimo facendogli cambiare il suo nome in Grifo (Grifone per la sua grandezza). I due procrearono tanti figli: i messinesi .Mata e Grifone sono due statue gigantesche che, nel corso dei secoli, sono state identificate con varie figure della mitologia: Kronos e Rhea, Saturno e Cibele, Cam e Rea, Zanclo e Rea, Mata e Grifone. Il ballo dei giganti ricorda la fase di corteggiamento di Grifone nei confronti di Mata. Viene accompagnata dal ritmo di rullante e gran cassa che ne fanno di questo ballo un momento caratteristico e bello da vedere.

U' Camiuzzu i focu (Il Cammello di fuoco)


Tipico ballo folkloristico della tradizione calabrese, presente in tanti eventi tipo sagre, fiere e ricorrenze religiose. 'U Camiuzzu i focu rappresenta un cammello che veniva utilizzato dagli esattori saraceni per riscuotere le tasse della popolazione calabrese. Il ballo ricorda la liberazione della popolazione calabrese dall'occupazione saracena, bruciando il cammello, simbolo della persona più odiata dalla gente, ossia l'esattore. La struttura antica del "camiuzzu" era costituita da un particolare intreccio di canne, ricoperte da fuochi pirotecnici. Oggi lo possiamo ritrovare ricoperto da particolari materiali ignifughi per preservare l'incolumità di colui che lo balla. Viene messo sulle spalle di un uomo che lo balla a ritmo di rullante e gran cassa.Gioco di luci e musica che fanno di questo ballo un 'attrazione spettacolare.

Formicoli


Il Barrio, parlando del villaggio di Santa Domenica dice: "Sul mare vi è Porto Ercole che gli abitanti chiamano volgarmente Formicoli, cioè corruzione di Foro di Ercole, di cui parla Plinio e lo stesso Strabone".
Secondo alcuni storici qui, infatti, sorgeva il mitico porto fondato da Ercole o visitato quando di ritorno dalle leggendarie imprese, in questa zona, ricca di pascoli e di fresche acque, si fermò per pascolare gli armenti sottratti a Gerione. Una stradella scavata nel costone del torrente "Vrace" porta direttamente in fondo alla valle dove si trova una chiesetta intitolata alla Vergine e Martire Santa Domenica che, in base ad una antica tradizione, pare sia nata proprio in questa contrada. In fondo ad un pozzo, infatti, scavato vicino alla chiesa, si racconta che vi sia ancora l'orma del suo piede impressa su una pietra. In questa vallata forse un tempo esistette veramente quell'oscurissimo porto canale che tra Ipponio e Medma portava il nome di Ercole, come scrive Jean Berard nel suo libro: "Storia delle colonie greche dell'Italia meridionale".

Gabbaturchi

Pieno di fascino è lo scoglio Gabbaturchi, che si trova a pelo d'acqua vicino la spiaggia di Formiculi e deve il suo nome ad un episodio avvenuto nel XVIII secolo. Alcuni pescatori, infatti, stanchi dalla pesca notturna e di ritorno ai propri lidi, si accorsero ad un tratto di essere inseguiti da pirati saraceni. Il panico scatenatosi a bordo fu presto messo da parte non appena si resero conto di avere dalla loro il vantaggio della conoscenza dei propri territori: forzarono sui remi in direzione di un sicuro passaggio rappresentato da uno stretto canale che divideva la scogliera appena sommersa. I saraceni, che non conoscevano l'insidia di quegli scogli, andarono a fracassare la loro barca senza neanche rendersi conto del perché e da predatori si trasformarono in predati.

Designed by Iannello Marcello

Torna ai contenuti | Torna al menu